"Tra le novità viste all'esordio quella di Sabina Negri, uno di quei personaggi che piacerebbero a Renzo Arbore"
Roberto Levi - IL Giornale
"Donna spiritosa, femminista, amica di Pupi Avati e Fernanda Pivano"
Gian Antonio Stella - Tribù Spa - Feltrinelli
Immagino cominciasti a dar del "tu" alla penna da bambina. Con racconti fantasiosi ad esempio? Ricordi le tue prime creazioni, magari poi sottoposte con fierezza ai tuoi genitori?
In realtà da bambina mi inventavo le storie più assurde, dallo zio col trapianto di cuore, perché avevo sentito parlare di Barnard al telegiornale, alla sorella che lavorava in un circo, perché era passato in paese un circo, e i miei genitori erano perplessi perché ai bambini si insegna la sincerità e non capivano perché dovessi volare qua e là con la fantasia. In realtà la sincerità è una cosa diversa dalla fantasia e i bambini sono veri sempre. Ci credono quando giocano e in questo sono attori straordinari. Scrivere era un gioco bellissimo. Una volta mi ero innamorata follemente di un mio compagno delle elementari e scrissi sul mio diario: "da quando lui è partito per il mare la mia vita non ha senso": credo di aver superato anche Liala con questa affermazione. Era un gioco, il gioco dei grandi.
Il riconoscimento delle tue doti è arrivato abbastanza presto. Sappiamo che il consenso è una "liberazione" per chi vuole esprimere il proprio talento. Questo consenso ti arreca inquietudine in vista dei lavori che hai in cantiere oppure ti lascia serena?
Il riconoscimento delle proprie doti non arriva mai, in realtà. Uno si aspetta sempre di più e contemporaneamente teme che il poco che ha ottenuto gli sia tolto.